Parroco Don Osvaldo Belli - osvaldobellitiscali.it

PARROCCHIA di LOZZO di CADORE (BL) --- Numero unico: AUTUNNO 2022

RICOMINCIAMO ...

Non mi offendo quando qualche persona mi saluta chiamandomi ‘don Elio’ e poi si scusa. Rispondo che non mi offendo affatto ma sono contento perché significa che avete conservato un buon ricordo del mio predecessore anche se sono passati 18 anni dalla sua morte.
Ognuno di noi, nella sua crescita umana e cristiana, ha avuto come riferimento delle guide, anche tra i preti, in particolare uno.
Ne ho avuto anch’io uno che nel mio paese mi ha accompagnato dal Battesimo fino all’altare e poi ho accolto come ‘principale’ in un’altra parrocchia dove ero cappellano. Penso che specialmente nelle vacanze dei 13 anni di Seminario assieme ai miei compagni abbiamo passato più tempo in chiesa e in canonica che a casa nostra. Ho conservato un bel ricordo anche del suo successore, di un altro stampo, anche se, ormai prete in parrocchie diverse, non ho avuto la possibilità di conoscerlo e frequentarlo.
Ho sempre questo ricordo indelebile di lui: era l’autunno della fine del secolo scorso. Lo trovo in cucina con la testa reclinata sul tavolo, mogio mogio. La storica ‘perpetua’ mi aveva spiegato il motivo di quello scoraggiamento: stava iniziando un nuovo anno pastorale con tutti gli impegni e le incombenze in una parrocchia non grandissima ma estesa ed esigente e lui si sentiva stanco e forse inadeguato. Aveva sperato che il Vescovo gli mandasse in aiuto un prete giovane e invece ... i progetti erano diversi.
Penso che tutti abbiamo sperimentato questa sindrome del ‘ricominciare’: il lavoro dopo le ferie, l’anno scolastico dopo le vacanze, non tanto per gli studenti ma soprattutto per gli insegnanti, ecc...
Anche nella vita parrocchiale si prova questa fatica, soprattutto per la società che è cambiata, per le famiglie in difficoltà, per lo spopolamento, per il rarefarsi delle relazioni umane. Il tutto aggravato da quello che è capitato improvvisamente in questi ultimi quattro anni: la tempesta Vaia, il Covid ‘19, la malattia e la morte di tante persone care e preziose e la guerra vicino a noi con tutte le conseguenze. Inoltre le iniziative che vengono dall’alto sono sofferte come pesi supplementari che si aggiungono a quelli già in calendario. Forse c’è bisogno di una grande conversione da parte nostra. Abbiamo cambiato le forme, i contenitori, i vasi, ma il vino, il contenuto, è rimasto quello vecchio. Abbiamo ripetuto tranquillamente, anno dopo anno, gli stessi rituali, gli stessi schemi, senza chiederci di che cosa avevano fame e sete i nostri fratelli e sorelle, ritenendo che erano loro che dovevano adeguarsi.
Sono ritornato da poco da Lourdes dove mi sono recato aggregandomi al Pellegrinaggio nazionale dell’Unitalsi dal 26 settembre al 2 ottobre. 2 treni, 10 aerei e tanti pullman con 3000 pellegrini, 6 Vescovi e più di 100 preti.
Mi ha colpito nella Messa dell’ultimo giorno, venerdì 30 settembre, l’omelia del Vescovo emerito di Nola, Mons. Beniamino De Palma. Ha ripreso una profezia pronunziata dall’allora Professore di teologia, Joseph Ratzinger, poi Arcivescovo di Monaco - Frisinga, Prefetto della Congregazione della Fede e Papa Benedetto XVI.
Nel giorno di Natale 1969, in una conversazione radiofonica, aveva parlato di ‘una Chiesa della Fede’. La crisi odierna (50 anni fa) è simile a quella successiva alla Rivoluzione francese.
‘Emergerà una Chiesa che avrà perso molto. Diverrà piccola e dovrà ripartire più o meno dagli inizi. Non sarà più in grado di abitare gli edifici che ha costruito in tempi di prosperità. Con il diminuire dei suoi fedeli, perderà anche gran parte dei privilegi sociali e ripartirà dai piccoli gruppi, da movimenti e da una minoranza che metterà la Fede al centro dell’esperienza. sarà una Chiesa più spirituale, che non si arrogherà un mandato politico flirtando ora con la Destra ora con la Sinistra. Sarà povera e diventerà la Chiesa degli indigenti. Sarà un processo lungo ma quando il travaglio sarà passato emergerà un grande potere da una Chiesa più spirituale e semplificata. A quel punto gli uomini scopriranno di abitare un mondo di indescrivibile solitudine e avendo perso di vista Dio, avvertiranno l’orrore della loro povertà. E allora, solo allora, vedranno quel piccolo gregge di credenti come qualcosa di totalmente nuovo: lo scopriranno come una speranza per sé stessi, la risposta che avevano sempre cercato in segreto”. Ecco allora il nostro compito, la nostra missione di cristiani in questo tempo: fare vedere in trasparenza la presenza di Dio, del Dio di Gesù Cristo, risposta alla ricerca, anche inconsapevole, di ogni uomo e di ogni donna. Cito la testimonianza di un missionario: “Io, ad esempio, penso spesso a un mio confratello, P. Giuseppe Ambrosoli, che spero sia dichiarato santo dalla Chiesa al più presto. Missionario Medico Comboniano, morto nel 1987, spese così tanto della sua vita e così tante delle sue energie in Uganda, dedicato ad alleggerire la sofferenza altrui, e facendo dono della sua professione specialmente ai più poveri, i piccoli e gli anziani. Aveva sempre un intento nel cuore: essere amore di Dio fatto carne per tutti coloro che incontrava e di cui si prendeva cura”.

Buona Ripresa in quest’Autunno 2022 e Buon Cammino nel 2° Anno del Sinodo

don Osvaldo